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Voucher, si decide per l’abolizione

Voucher abolizione

Abolizione dei voucher. È questa quindi la decisione del governo, che evita così il tanto temuto referendum, voluto dalla Cgil. «L’Italia non aveva certo bisogno nei prossimi mesi di una campagna elettorale su temi come questi», sono queste le parole del premier Gentiloni in conferenza stampa. Le polemiche e le discussioni sembrano però destinate a non placarsi. E questo anche perché fino a qualche giorno fa essi venivano definiti come uno strumento utile per far emergere il lavoro nero. Era solo necessaria qualche correzione, dicevano e insistevano dalla maggioranza. Ma, a quanto pare, così non è affatto stato.

Nato inizialmente per retribuire il lavoro occasionale, il voucher, che può avere un valore di 10, 20 0 50 euro ed è chiamato anche buono lavoro, è una modalità di retribuzione di tipo accessorio introdotto nel 2003 dal governo Berlusconi. Essi sono stato molto spesso al centro delle polemiche, in quanto, secondo alcuni, non sono altro che uno strumento di precarizzazione.  Va ricordato però che l’Inps, sul proprio sito web, inserisce tra le finalità del voucher quella di “regolamentare quelle prestazioni lavorative, definite appunto accessorie, ossia che non sono riconducibili a contratti di lavoro, in quanto svolte in modo saltuario, e tutelare situazioni non regolamentate”. Insomma, tutto abbastanza chiaro.

Le problematiche sono nate quando ne è stato fatto un uso a dir poco eccessivo e smisurato. A confermarlo è stato anche Maurizio Del Conte, presidente dell’Agenzia Nazionale per il lavoro, in un’intervista al Corriere della Sera: «I numeri dimostrano che c’è stato un abuso. E il legislatore deve avere la coscienza di tornare sui suoi passi quando si accorge che gli effetti sono opposti a quelli previsti. Abrogarli però sarebbe un errore, in quanto essi hanno fatto emergere prestazioni lavorative, che prima venivano fatte soltanto in nero». Il governo però sembra non aver tenuto conto di questo. Paura di un 4 dicembre bis? Chissà. L’unica cosa c’entra e che i problemi rimangono irrisolti.

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