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Gilet gialli, Macron fa un passo indietro

Gilet gialli, Macron fa un passo indietro

Sono apparsi dal nulla, verso fine novembre. Tam-tam su Facebook e Twitter, un’onda mediatica che si tradotta in protesta sulle strade. I gilet gialli sono nati così, dalla rabbia annaffiata dal gasolio, la cui tassa è cresciuta per volontà del Governo di Emmanuel Macron. “Alla fine del mese, non posso permettermi di riempire il serbatoio – racconta Sandra, gilet giallo e madre single di due bambini piccoli, lavora in un negozio di ottica distante 20 km da casa – Non siamo ricchi, ma non siamo poveri. È un attacco alle classi medie che lavorano”.

Gente comune, senza distinzione di sesso e provenienza, lavoro ed età. Si gettano in strada, nelle piazze, ma “non stiamo bloccando il traffico, semplicemente lo filtriamo”, spiega Loup, ex assistente scolastico di 64 anni, mentre gli automobilisti che gli passano accanto suonano i clacson. Ma non lo fanno per rabbia, lo fanno per sostegno. L’aumento di 7,6 centesimi di euro al litro di diesel fa parte, secondo il governo francese, di un piano per riallineare le tasse sui carburanti e sul petrolio, per diminuire l’inquinamento e aiutare l’ambiente. Un ulteriore aumento di 6,5 centesimi è previsto per gennaio 2019. “Le persone che si lamentano dell’aumento dei prezzi sono le stesse che chiedono un’azione contro l’inquinamento dell’aria perché i loro figli si ammalano” si difende Macron, dall’Eliseo.

Ma se nelle grandi città francesi i pendolari hanno a disposizione autobus, treni e metropolitane, app di passaggi e di biciclette in condivisione, autisti Uber e le tasse ecologiche sono viste positivamente, la cosa cambia in provincia. Nella Normandia, ad esempio, gli abitanti non credono alle argomentazioni ambientaliste del governo e leggono le nuove riforme come un attacco al popolo. “La Francia ha una piramide sociale, e al suo vertice siede Macron – grida un manifestante, addetto sicurezza in un parco giochi – Vogliamo che venga a sentire che odore c’è qui in basso”. Il sangue rivoluzionario, d’altronde, è fortissimo anche oggi nei francesi di ogni città. In un paese del sud del paese i gilet gialli hanno creato una ghigliottina e un manichino di Macron, ispirandosi alla presa della Bastiglia, alla Rivoluzione Francese. I recenti sondaggi affermano che il 66% della popolazione transalpina continua a sostenere i manifestanti, anche dopo le violenze degli ultimi giorni.

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Così è arrivato il discorso del Presidente, in cui dopo la condanna della violenza e la minaccia di nessuna indulgenza per chi ha commesso i reati, ha decretato uno stato di emergenza economico e sociale, accogliendo alcune richieste dei gilet gialli, mostrando di avere capito il “momento storico”. Aumento di 100 euro dello Smic, il salario minimo oggi fermo a 1184 euro netti, percepito da 1.6 milioni di persone, il detassamento degli straordinari dal 2019, i bonus di fine anno defiscalizzati, l’esenzione per i pensionati con meno di 2000 euro al mese dell’imposta CSG.

Ora bisognerà vedere come i gilet gialli reagiranno alle nuove misure. Le manifestazioni non cesseranno, forse si abbasseranno solo i toni. Ma è un primo risultato, nel più rivoluzionario dei paesi europei.

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