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Chi è Carola Rackete, la capitana coraggiosa

Ci sono capitani e capitani. Coraggiosi e codardi. Da una parte chi semina rancore e paura e raccoglie odio e voti. Dall’altra chi scende in campo, o in mare, per salvare vite.

Sta tutta qui la differenza tra Matteo Salvini, il capitano della Lega per i suoi elettori, e Carola Rackete, capitano ella Sea Watch, la nave ong che dopo 14 giorni di stallo in acque tradizionali ha deciso di forzare il blocco e approdare nel primo porto sicuro più vicino: Lampedusa.

Arrestata al momento dell’attracco, e riempita di insulti fascisti, razzisti, xenofobi e sessisti (“ti devi far stuprare dai negri”), Carola è stata definita una “sbruffoncella” dal titolare del Viminale, che ancora una volta ha sfruttato la situazione a fini elettorali.

Cerchiamo però di capire chi è la capitana in questione, che ha deciso di portare la nave battente bandiera olandese, e ospitante 42 migranti stremati dal caldo e dall’assenza di cibo, a Lampedusa. Innanzitutto vi diciamo che rischia l’incriminazione per favoreggiamento di immigrazione clandestina, il sequestro della nave e una multa da 50 mila euro. Ma lei non ha paura.

Ha 31 anni, viene dalla Germania e parla quattro lingue: spagnolo, francese, russo, inglese, oltre ovviamente al tedesco. Sul suo profilo LinkedIn possiamo leggere della sua laurea in scienze nautiche all’università di Jade nel 2011 e di un master in conservazione dell’ambiente presso l’università inglese di Edge Hill. Oggetto della tesi: i nidi degli albatros. Ha lavorato nel Parco Naturale della Kamchatka nel 2014, per 8 mesi, dove ha fatto la guida per bambini e turisti fino a lavorare alla manutenzione logistica delle attrezzature.

In mare c’è andata a soli 23 anni, quando la troviamo a spaccare il ghiaccio del Polo Nord per l’Alfred Wegener Institute, uno dei maggiori istituti oceanografici, mentre a 25 anni diventa invece secondo ufficiale a bordo della Ocean Diamond, e due anni dopo riveste lo stesso ruolo nella Arctic Sunrise di Greenpeace. Con la Sea Watch collabora dal 2016, dopo aver lavorato anche con la flotta della British Antartic Survey. “Ho deciso di entrare in porto a Lampedusa. So cosa rischio ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo” ha scritto sul profilo Twitter della Ong.

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“La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale: aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità”. La differenza tra capitani.

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