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Torre Maura, chi sono i veri colpevoli?

“Devono bruciare vivi”. “Devono morire di fame!”. Si alzano alte le grida di odio e di rancore a Torre Maura, periferia est di Roma. Qui infatti è arrivata una sessantina di persone, destinata al nuovo centro di accoglienza. Tra loro 33 bambini e 22 donne, di cui tre incinte.

Ad attenderli non c’erano solo gli operatori sociali, ma anche e soprattutto residenti ed esponenti di  Forza Nuova e Casapound.

Protagonisti sono allora diventati i saluti romani e i tricolori, gli inni fascisti e i motti del ventennio. Poi si è passato ai fatti: gli operatori sono stati aggrediti, il cibo, soprattutto pane, destinato ai nuovi ospiti del centro, è stato buttato per terra e calpestato, uno dei mediatori ha visto incendiarsi la macchina, una pioggia di minacce e insulti è piovuta su rom e lavoratori.

E alla fine hanno vinto loro perché le persone di etnia rom sono state destinate ad altre strutture cittadine. Ma anche durante il trasferimento si sono ripetute scene pessime: calci e pugni a pullman e auto, sassate alle persone. Una vera e propria caccia allo straniero, che si sta diffondendo dalle periferie in tutta Italia. Un odio cavalcato e sfruttato da politici e politicanti, in cerca di consenso, di risposte facili, di parole comuni.

In questi giorni però ha iniziato a girare un video di speranza. Perché tra i razzisti e i fascisti è arrivato un ragazzino che ha avuto il coraggio di gridare il suo dissenso. “A me sto fatto che bisogna andare sempre contro la minoranza non mi sta bene. Nessuno dev’essere lasciato indietro. Né italiani, né rom, né africani, né qualsiasi altro tipo di persona”. Si chiama Simone e ha solo 15 anni, parla semplice e schietto, e non ha paura di dire quello che pensa.

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Alla fine quella che pone è una domanda semplice: “Ma tutto questo è colpa dei rom?”. Intendendo con “tutto questo” il degrado di Torre Maura, la povertà sempre in aumento, la criminalità asfissiante. La colpa, forse, è da ricercare nelle istituzioni, più interessate ai centri storici, quelli che interessano alle classifiche sulla vivibilità e al turismo, che alle zone fuori dal raccordo. Ed ecco che gli stranieri diventano il perfetto capro espiatorio, l’immagine di un nemico comune verso cui mandare tutto l’odio, tutte le colpe, tutti i risentimenti. Perché le denunce dei cittadini di Torre Maura sono giuste: case popolari che cadono a pezzi o non vengono assegnate, strade dissestate, assenza di servizi per i cittadini. Ma sbagliano destinatario. La colpa non è dei 60 rom ospiti dalla struttura, ma di chi non investe sul quartiere.

“Il mio obiettivo è quello di avere zero campi rom entro la fine del mio mandato” ha subito tuonato il vice premier Matteo Salvini. Cavalcando ancora una volta l’onda d’odio e di rancore. E se diventerà marea, lui avrà solo che da guadagnarci.

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